Il titolo di un album di Bob Dylan, che stasera suona a pochi chilometri da me: al Nelson Mandela Forum di Firenze. Un'altra occasione, una grande occasione mancata. Presenterà il nuovo album, un ragazzo instancabile Bob Zimmerman. Ci sarei voluto andare ma il tempo è volato e non ho comprato i biglietti e poi non ho organizzato per niente, crogiolandomi nelle mie piccole cose e nella vita studentesca, e nella routine pure. Ah, la routine!
Tanto e tanto e tanto e tanto è cambiato (effetto voluto).
Intorno a me poco è fermo, è tutto in continua evoluzione e non so dove stia andando. Ognuno per la sua strada o quasi. S'invecchia, si matura o ci si rincoglionisce, o ancora si ringiovanisce nella grande speranza che tutto possa tornare come prima, un disperato bisogno di tranquillità. Che i pezzi siano a posto. Vero? Un disperato bisogno, sempre lo stesso, quello primordiale.
C'è chi conosce la formula magica o più semplicemente ha capito quale è LA via (o peggio pensa di aver capito), vorrei aiutarli e poi spesso il mio aiuto non lo vogliono, magari pensano di essere completamente autosufficienti. A volte lo penso anch'io, povero illuso, poi mi rendo conto che senza gli altri mi spengo velocemente. Ma così è bello, ci piace.
The Times They Are a Changing: ecco cos'è. Alcune certezze restano, altre si sciolgono come neve al sole. Miti si autodistruggono alla disperata ricerca di questo cambiamento. E li capisco, è bello cambiare, però io avrei una fifa matta a cambiare completamente assetto. Ricominciare da zero? E' dannatamente difficile... però ha il suo fascino, è una sfida tosta e spesso ne vale la pena, la nostra pelle si fa più dura e resistente e diventa un po' alla volta pellaccia. Che spettacolo! Uno spettacolo coinvolgente. Ma a non tutti piace e non tutti la pensano così, alcuni sono così stanchi di cambiare che vorrebbero fermarsi. I precari per esempio, quelli sfortunati tra i 25 e i 35 anni che non hanno un contratto a tempo indeterminato. Non posso neppure immaginare le loro difficoltà.
E con ciò? Niente di niente, volevo solo buttar giù quattro discutibili righe. Che sennò splinder mi butta fuori tanto il tempo passato senza scrivere. Dovevo continuare così perchè scrivo di cacca? Ennò, così è troppo facile.
La notizia è che io ho trovato finalmente una stabilità. E col cazzo che la lascio!
Buona ricerca.
Molti l'accusarono di essersi macchiata personalmente di questo crimine: ..con la complicità di una serva fedelissima lo fece uccidere in gran segreto mentre stava seduto al cesso, infilandogli la spada nell'ano... (Landolfo padre, storico di Milano).
Mi chiedo cosa possa restare d'una giornata come quella di ieri negli anni a venire?
No, non parlo di De André, in un certo senso anche di lui.
Parlo più che altro della mia stessa memoria, cosa ricorderò di ieri?
Probabilmente un'irresponsabile scelta, un po' di teatro, tante ore fuori, nuove conoscenze. Oppure una piccola innocente follia, che non portò a niente di che, un po' di nulla, ma aggiunse qualcosa alla mia vita. Cosa ricorderò? E' la domanda con la quale mi sono svegliato stamane, un'ora prima del necessario, pensando a quel che m'attende domani. Non è una tragedia, lo so. Però c'è qualcosa di strano nell'aria, forse c'è un cambiamento in arrivo o forse sono invecchiato, o forse penso di esserlo - pieno di me stesso.
Non resterà nulla se non quegli stralci di memoria lavati e rilavati, che alla fine son sbiaditi e non sono più quel che erano. Può non essere così s'io, con la mia penna, confiderò alla carta quello che ieri è stato. E' l'unico modo per ricordare ieri, poi una o due foto dentro un posto dove non pensavo certo di finire, e una terza: una chiesa sconsacrata dove con religioso silenzio s'ascoltavano le note e la voce di un uomo di carattere. Ricorderò, questo è certo, una grimbergen "che sa di vino" bevuta dentro un calice (era dalla Romania che non ne beccavo una - cinque euro spesi bene).
Ho compreso quella vita di cui parlava Kerouac - posso farlo senza averla vissuta? - ho compreso che è logorante ma fantastica. E' l'ennesimo brusco incidente, è l'ennesima volta che ascoltando esperienze di vita altrui viaggio lontano.
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
Non c'è altro da dire.
Dente - L'amore non è bello
01 La presunta santità di Irene
02 Incubo
03 A me piace lei
04 Voce piccolina
05 La più grande che ci sia
06 Buon appetito
07 Sole
08 Parlando di lei a te
09 Quel mazzolino
10 Finalmente
11 Sempre uguale a mai
12 Vieni a vivere
13 Solo andata
in uscita il 14/02/2009... cazzo a san valentino!
...dall'esprimere la mia immensa gioia per l'elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America:
BARACK (HUSSEIN) OBAMA
il 44esimo, figlio di immigrati, un avvocato, uno per il cambiamento.
Speriamo bene!
Se dovessi raccontare oggi? Non ne ho una gran voglia.
Stamane, come rifugiati, lezione di storia in via Colombo. Meno di quelli che dovevamo essere, sicuramente. Ho saltato colazione e pranzo, ho recuperato con un panino gentilmente offertomi da un santannino e un trancio di pizza take-away alla stazione.
Poi arrivano gli studenti di Livorno, e scoppia la manifestazione. Migliaia e migliaia di studenti da piazza Sant'Antonio in corteo, diretti verso piazza dei Cavalieri. Una volta lì, solita solfa: gente sul palco che spiega lo stato delle cose, la legge 133, la riforma gelmini, quella dei sindacati, quella dei genitori ecc ecc. Dimenticavo, tutto accompagnato da una pioggerellina scozzese, refrigerante.
Tutto per il meglio, tra una cosa e l'altra viene occupata la facoltà di giurisprudenza, l'edificio storico dell'università di Pisa: La Sapienza. I giuristi probabilmente domattina non ne saranno entusiasti. Ma ahimè la rivoluzione è la rivoluzione. Quindi vai con le occupazioni! Sigh.
"Accendo" la tivù che non ho e guardo un po' annozero, c'è uolter! e poi il tizio della Lega, e poi il direttore de "Il Giornale" e poi naturalmente Travaglio. Ma non finisco di vederlo perchè c'è l'appuntamento, più volte rinviato, col Cinema Odeon!
Ebbene sì, infischiandomene, io e qualche amico andiamo a vederci l'ultimo capolavoro alleniano:
Vicky Cristina Barcelona. Un titolo che spiega per intero tutto il film.
Woody Allen non mi ha deluso neppure questa volta, i soliti personaggi, con le solite meravigliose paranoie e il solito umorismo graffiante, intelligente. E poi una meravigliosa promozione per le bellezze turistiche della Spagna che, a questo punto, va necessariamente visitata (si cercano compagne/i di viaggio disponibili). Con la filosofia inter-rail però.
E Javier che guida l'Alfetta! M'è venuto in mente immediatamente il laureato.
E Penelope che usa una Leica M7! Scarlett invece una normalissima Sony. E l'altra di cui non so il nome invece... nessun elemento di carattere in effetti. Ne è valsa la pena, sì sì.
Ebbene - infischiandomene di eventuali imprecisioni grammaticali - chiudo.
Se a qualcuno interessa, sono ancora single, ancora un po' illuso, ancora disperatamente romantico e inconcludente, decisamente sognatore. Trascorre le mie giornate cercando di capire cosa ne sarà della mia facoltà e delle mie lezioni. La protesta mi ha portato via la normale quotidianità, mi sveglio e mi sento - a volte - come il peggiore dei disoccupati. I libri salvano la giornata! Tra storia e diritto però salvo qualcosa. Poi c'è Tolstoj.
La maggior parte del tempo vola via andando a giro, alla ricerca degli ultimi sviluppi e delle novità, se qualcosa è - improbabilmente - cambiato. Ma non dispero, questa volta la ragione c'è i rischi sono dannatamente concreti. Quindi approvo tutto quanto, sempre entro un certo margine.
In un altro paese...
Vista l'occasione creò un gruppo su flickr. Con un po' dei suoi scatti e con la grande speranza che ne venissero aggiunti altri. Ma...
Sono un po' stanco per elaborare qualcosa di sensato.
Ho girato in questi luoghi occupati, in queste piazze affollate e ho visitato i bagni e la sala stampa del rettorato. Luoghi meravigliosi.
Ho visto tanti studenti, alcuni con delle idee ed altri con delle ideologie.
Dopo tanti microfoni, l'Assemblea ha partorito poche idee, tra l'altro tradotte male in pratica. Risultati quasi pessimi. Qualcuno ha proposto di buttar giù una sceneggiatura, come se la situazione non fosse già abbastanza comica.
Il Paese continua a non sapere. Questa come tante altre cose. Sarà...
Per adesso c'è questo.
Domani - forse - ci sono Maria Stella e il sig. Tremonti per il NEST.
Siamo in un mare di pupù.
"Men first walked on the moon during the summer of 1969, when I was eight years old. I knew then that pretty much anything was possible. It was as if all of us, all over the world, had been given permission to dream big dreams.
[...]
I understand the arguments about how the billions of dollars spent to put men on the moon could have been used to fight poverty and hunger on Earth. But, look, I'm a scientist who sees inspiration as the ultimate tool for doing good.
When you use money to fight poverty, it can be of great value, but too often, you're working at the margins. When you're putting people on the moon, you're inspiring all of us to achieve the maximum of human potential, which is how our greatest problems will eventually be solved.
Give yourself permission to dream. Fuel your kids' dreams, too."
estratto da "
The Last Lecture" di Randy Pausch (con Jeffrey Zaslow), Hyperion, 2008.
Ovviamente sottoscrivo.
JSZ
Torna in mente quel che scrisse Montanelli, sulla Voce, il 26 novembre ’94:
“Dobbiamo prepararci a presentare le nostre scuse a Emilio Fede. L’abbiamo sempre dipinto come un leccapiedi, anzi come l’archetipo di questa giullaresca fauna, con l’aggravante del gaudio. Spesso i leccapiedi, dopo aver leccato, e quando il padrone non li vede, fanno la faccia schifata e diventano malmostosi. Fede, no. Assolta la bisogna, ne sorride e se ne estasia, da oco giulivo. Ma temo che di qui a un po’ dovremo ricrederci sul suo conto, rimpiangere i suoi interventi e additarli a modello di obiettività e di moderazione… Oggi, per instaurare un regime, non c’è più bisogno di una marcia su Roma né di un incendio del Reichstag, né di un golpe sul palazzo d’Inverno. Bastano i cosiddetti mezzi di comunicazione di massa: e fra di essi, sovrana e irresistibile, la televisione. (...) Il risultato è scontato: il sudario di conformismo e di menzogne che, senza bisogno di ricorso a leggi speciali, calerà su questo Paese riducendolo sempre più a una telenovela di borgatari e avviandolo a un risveglio in cui siamo ben contenti di sapere che non faremo in tempo a trovarci coinvolti”.